Il 2020, proprio per la sua straordinarietà, deve essere interpretato, dal punto di vista dell’andamento dei traffici, come una cesura improvvisa su un lungo trend di crescita che, dal 2013, ha visto gli scali di sistema riprendere il passo dopo la crisi economica e la conseguente flessione su consumi e turismo. La diffusione della pandemia da COVID-19 ha costretto il Governo italiano – sostenuto, a livello regionale, da specifiche ordinanze dei rispettivi governatori – ad imporre, dai primi del mese di marzo, progressivi blocchi alla mobilità, fino al lockdown totale della primavera e alle successive restrizioni, programmate in dipendenza dell’andamento dell’indice di contagio delle regioni, del periodo autunnale.

La forbice positiva rispetto al 2019 registrata nei mesi di gennaio e febbraio è, pertanto, andata di colpo ribaltandosi fino a raggiungere il – 99 % nei principali scali isolani e, nel caso di Santa Teresa, la sospensione per un mese di qualsiasi collegamento con la Corsica. In questo scenario del tutto inedito, i porti sardi, come del resto tutti quelli italiani, hanno comunque garantito la piena operatività, senza il minimo rallentamento. Il settore merci, infatti, ha potuto proseguire ininterrottamente anche durante la primavera, permettendo il costante approvvigionamento di beni per l’Isola e, allo stesso tempo, l’export di prodotti delle principali filiere alimentari e del settore della raffinazione. Come si evince dalla tabella ESPO sottostante, il calo delle tonnellate merce in entrata ed in uscita dall’Isola si attesta, al 31 .12.2020, ad un – 17 % rispetto all’anno precedente. Se il tonnellaggio relativo al trasporto su gommato registra addirittura una crescita del 3,9 %  rispetto al 2019, la contrazione più consistente si evidenzia nel comparto delle rinfuse liquide, in particolare nel settore dei petroliferi raffinati. Mentre, da una parte, l’approvvigionamento del greggio ha subito un calo del 16 per cento, dall’altra, l’export di prodotti da raffinazione si è ridotto del 21 per cento. Effetto, questo, anche della pesante flessione del settore aeronautico che, nel 2020, in base all’ultimo “Air Passenger Market Analysis” della IATA, ha subito una riduzione superiore al 70 per cento nel rapporto RPK (numero di chilometri percorsi dai passeggeri paganti).

Relativamente al settore passeggeri, il calo complessivo, aggiornato a tutto il 2020 e rapportato allo stesso periodo del 2019, è pari al 40,6 %. Gli scali di Cagliari, Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres, infatti, sono passati da un totale di 4.991.759 passeggeri del 2019 a 2.964.774 del 2020. Più consistente il calo per i porti di Portovesme e Santa Teresa che, nel complesso, segnano un calo del 56,6 per cento rispetto all’anno precedente.

In linea con lo scenario nazionale, anche per la Sardegna il mercato crocieristico ha subito un azzeramento totale per tutti i primi nove mesi del 2020, salvo riprendere, in fase sperimentale, nell’ultimo trimestre, ma con percentuali di riempimento delle navi ridotte ad un decimo e protocolli sanitari rigidissimi che limitano il vero core business  del comparto: escursioni a terra, consumazioni e intrattenimento a bordo. Rispetto ai circa 442 mila crocieristi transitati negli scali sardi nel 2019, nel 2020 sono stati poco più di 6.908 quelli che hanno fatto tappa in Sardegna, tutti concentrati nel porto di Cagliari.

Da questo link è possibile scaricare il dato globale dell’AdSP in formato ESPO relativo agli anni 2017 – 2018.

Per ulteriori approfondimenti sui traffici portuali è possibile contattare la Direzione Pianificazione e Sviluppo via email, all’indirizzo info@adspmaredisardegna.it o, via pec, alla casella adsp@pec.adspmaredisardegna.it.

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